Frullato di FFra
Recensioni di film e serie TV
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Frullato di FFra nasce dalla voglia di unire ciò che studio con quello che guardo ogni giorno. Qui condivido recensioni e riflessioni su film e serie TV con uno sguardo attento. Mi interessa capire cosa funziona davvero: dalla scrittura alla regia, fino all'impatto emotivo delle storie.
L'obiettivo non è condividere gli aspetti "giusti" o "sbagliati" di una pellicola, ma piuttosto cercare di offrirti nuovi spunti o maggiori mezzi su cui soffermarti, in modo da aiutarti a scegliere cosa guardare, o a rewatchare ciò che hai già visto in passato, ma con occhi diversi.

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Luca Guadagnino | 2024
5 Maggio 2024
Challengers

MYmoviesBisogna tenere lo sguardo incollato allo schermo, spostare la testa da sinistra a destra (e viceversa), perché non si sa mai dove potrà andare a finire la palla.La vicenda tra i protagonisti Tashi (Zendaya), Patrick (Josh O'Connor) e Art (Mike Faist), viaggia alla stessa velocità e con la stessa violenza di una pallina da tennis durante un match.
Basta pensare ai continui flashback e flashforward utilizzati per narrarci la vicenda e farci comprendere ciò che avviene nel campo della loro vita sportiva e sentimentale.Guadagnino è riuscito davvero a raccontare una vita ricca di scelte, sacrifici, rinunce e desideri talmente ardenti e talmente umani da regalarci dei plot-twist che ci tengono incollati allo schermo.
Questo è un film che interesserebbe e in cui si rivedrebbe qualsiasi persona competitiva. lo in primis, da persona competitiva, mi sono chiesta: cosa farei pur di mantenere la mia carriera integra? cosa farei per gestire la fama mia e altrui? fino a che punto mi metterei in gioco?
Credo siano le stesse domande che frullano nella mente di Tashi, e nel suo caso, unite ad una buona dose di egocentrismo e di rivincita.Dal punto di vista tecnico, sono presenti una colonna musicale e un effetto visivo non da poco: dal brano Challengers (Trent Renznor e Atticus Ross) che diventa leitmotiv sui primi piani dei protagonisti durante i momenti più intensi e il suono fastidioso delle scarpe che scivolano sul campo, alla quantità infinita di inquadrature (a piombo, a schiaffo, panoramiche che sembrano mosse dal vento, e più di tutte la videocamera attaccata alla pallina da tennis che rimbalza colpita dalle racchette) che sono state provate dal regista soprattutto durante le partite.Insomma, se fossi in te non mi fermerei al trailer e al pensiero che possa essere una semplice rom-com (e magari pure cringe). C'è un grande lavoro dietro a questo film da cui vale la pena farsi prendere e sorprendere.
Fammi sapere la tua, così forse anche io potrò dirti "I told ya"
Emerald Fennell | 2026
14 Febbraio 2026
Cime Tempestose

WikipediaCime Tempestose per me era solo il titolo di uno dei classici romanzi ottocenteschi che non avevo mai avuto voglia di leggere, almeno fino a oggi. Se questa situazione ti appartiene, è il momento di vedere il nuovo film di Emerald Fennell.Mi sono seduta in sala con nessuna aspettativa reale, piuttosto con qualche pregiudizio, sia dovuto alle pubblicità, che si sono concentrate quasi esclusivamente sul sex appeal di Jacob Elordi e Margot Robbie, sia ai giudizi affrettati di spettatori superficiali e poco attenti alla maestria della regista.Emerald Fennell aveva lasciato già tutti senza parole dopo il suo Saltburn, chi in positivo e chi in negativo, e Cime Tempestose non è che la conferma del suo stile originale e innovativo. Questo, infatti, non vuole essere un adattamento fedele, quanto piuttosto la volontà di esprimere, fotogramma per fotogramma, ciò che si prova leggendo il romanzo.L’amore tra Catherine e Heathcliff è percepito come una salita emotiva che sfocia in tragedia. Come due calamite, possono stare vicini, ma mai veramente insieme: questo è il loro destino struggente.Ma c’è molto di più: i giochi di inquadrature, il contrasto luce/buio, i colori molto caldi o molto freddi, le acconciature elaborate insieme ai costumi da sogno (circa 50 quelli realizzati solo per il ruolo di Catherine) e i rimandi al mondo del teatro e delle “marionette” - proprio come in Saltburn - sono, a mio avviso, i dettagli principali su cui vale la pena soffermarsi durante la visione del film, per abbandonare la comoda superficialità nel giudizio di quest’opera.
Dean DeBlois | 2025
25 Giugno 2025
Dragon Trainer - How to Train Your Dragon

Wikipedia«Questa è Berk, è 12 giorni a nord di disperazione e pochi gradi a sud di morire di freddo. Si trova esattamente sul meridiano della miseria. Il mio villaggio, in una parola, solido. (…) L’unico problema sono le infestazioni; in molti posti topi o zanzare. Noi abbiamo…i draghi!»
Queste le prime parole di Hiccup (Mason Thames), il protagonista.La trama è nota. Ciò che si osserva corrisponde parola per parola e frammento per frammento, all'omonimo film d’animazione (2010).Dopo i recenti flop in live action, DreamWorks finalmente regala al pubblico una meravigliosa certezza. Sì, perché oltre alla raffinatezza estetica della fotografia e del montaggio, che mischiano finzione e realtà in modo perfetto, non si ha nemmeno avuto bisogno di cambiare temi: è infatti tutto ancora molto attuale come 15 anni fa, e questo è stato molto apprezzato dal fandom.I rapporti umani, soprattutto quello tra padre e figlio, hanno lo stesso impatto emotivo, se non addirittura maggiore. Hiccup ha il coraggio di andare controcorrente rispetto all’intero villaggio, che perciò lo considera non solo un incapace ma un vero reietto. Mentre Stoick (Gerard Butler), suo padre, non è capace di spronarlo e dargli fiducia, ma è proprio quando si allontana che Hiccup, a suo modo, dimostra a tutti il contrario, finendo per essere una vera celebrità.
Così, accanto all’evoluzione dei singoli c’è quella dell’intero popolo di Berk, che accetta di vedere i draghi non come “un’infestazione”, ma come un’occasione.«Questa è Berk. Nevica per nove mesi all’anno e negli altri tre, grandina. Le cose da mangiare che crescono qui sono dure e insapore. Le persone che crescono qui lo sono ancora di più. L’unica nota positiva sono gli animali da compagnia; in molti posti hanno pony e pappagalli. Noi abbiamo i draghi.»
Stanley Kubrick | 1999
18 Maggio 2026
Eyes Wide Shut

Lucky RedTra il 4 e il 6 maggio 2026 si è tenuta la rassegna di Eyes Wide Shut al cinema e non potevo certo perdermela. Per tutti coloro che si sono chiesti il motivo di questo mio apprezzamento, ecco la risposta.Eyes Wide Shut, tratto da Doppio sogno di Arthur Schnitzler, è uno dei lavori di Kubrick che ho amato di più. Chi mi conosce sa che il thriller — soprattutto quello psicologico — è il mio genere cinematografico preferito in assoluto, ma non fermiamoci alla superficie.Tralascio i mille complotti legati alla produzione di questa pellicola che, per quanto affascinanti (sono certa essere già di tua conoscenza), rappresentano solo una minima parte del motivo per cui, a mio parere, questo film sia così valido.C’è però un aspetto che vale la pena riprendere: l’ossessione quasi maniacale per la regia e per il dettaglio. Sembrerà forse estremo ammetterlo, ma mi ritrovo molto in Kubrick, perché ciò che amo maggiormente delle sue opere è proprio l’attenzione minuziosa e la dedizione con cui costruisce ogni elemento; e anche in questo caso non posso che confermarlo. Ci sarebbe un elenco infinito di particolari da analizzare, ma questa breve riflessione sicuramente non è il luogo adatto per approfondire la questione. Per ora, niente spoiler: fai come me, guardalo e riguardalo fino allo sfinimento.Un altro elemento che non va sottovalutato, e che ammiro enormemente, è quanto Kubrick sia sempre stato “avanti” rispetto a molti suoi contemporanei. Lo si percepisce già dal personaggio di HAL 9000 in 2001: Odissea nello spazio, perfetta rappresentazione del futuro dell’I.A. che tanto temiamo; anche qui Kubrick sembra volerci comunicare una serie di verità nascoste ma, in fondo, molto vicine a noi. Verità che si manifestano solo all’oscuro di tutti, nel cuore della notte.
Alla luce del sole, invece, nessuno sembra essere davvero se stesso. Nessuno è soltanto la versione che decide di mostrare alla società, perché le persone indossano costantemente delle maschere: non solo quelle metaforiche imposte dalle aspettative sociali e dal nostro status — per intenderci, quelle tanto care a Pirandello — ma anche quelle fisiche, come accade nel caso della setta presente nel film.
Queste maschere racchiudono un significato ben più profondo che è strettamente legato al cuore di questa pellicola. Possiamo anche mostrarci nudi davanti al mondo intero, ma ciò che davvero temiamo è lo sguardo altrui, perché i nostri occhi giudicano e, di conseguenza, sentiamo costantemente su di noi anche il giudizio degli altri.
Dunque, avere gli “occhi ampiamente chiusi” diventa un’imposizione dall’alto, una forma di potere: ciò che vorremmo davvero vedere e comprendere ci viene nascosto, soprattutto quando cerchiamo disperatamente di andare oltre le apparenze, di guardare “alla fine dell’arcobaleno”, nel momento in cui decidiamo che esse non ci bastano più.Questi sono solo alcuni dei tanti aspetti che costituiscono la filosofia dietro a questo film. Infatti riguardo Eyes Wide Shut spesso leggiamo molto della coppia protagonista, Alice e Bill Harford, toccando temi altrettanto complessi come gli istinti, i sogni, la fiducia, il tradimento, il rapporto con la materialità e molte altre ossessioni umane. Il fascino della psiche umana, a sua volta approfondita nella pellicola, è al punto vasto che un solo articolo a riguardo sarebbe riduttivo per sviscerarlo.Il mio invito perciò è quello di rivedere Eyes Wide Shut con occhi sempre diversi, ogni volta che ne avrai l’occasione. Ma mi raccomando: sempre ben spalancati.
Wes Anderson | 2009
3 Maggio 2025
Fantastic Mr.Fox

WikipediaMr Fox, o come preferirebbe che tutti lo chiamassero, Fantastic Mr Fox, sembra voler andare contro la sua natura di wild animal, sin dall’inizio insoddisfatto della sua condizione sociale, del suo lavoro e della sua tana.L’irreversibilità della natura, dipinta sullo sfondo di questa pellicola come una sorta di fisso reminder, è un tema difficilmente accettabile non solo dal simpatico protagonista ma talvolta anche dagli spettatori.
Nella società borghese in cui vive, la volpe cerca di reprimere il proprio io interiore nonché i propri istinti primordiali animaleschi, ma, senza successo, tornerà a cacciare alla prima occasione abbandonando il pacifico ma infruttifero lavoro (umano) di giornalista.È una volpe che fino all’ultima scena, al posto di seguire la via dell’antica favola di Esopo - La volpe e l'uva, non si arrende mai davanti alle sue ambizioni, per quanto ciò possa giovare o meno sia a se stesso che alla sua famiglia e il resto della popolazione animale.Interessante sarebbe approfondire sia il personaggio di Felicity, la premurosa moglie del signor Fox, che Ash, loro figlio considerato “diverso”. Entrambi opposti al protagonista ma comunque a loro modo umani(zzati).Il tutto viene raccontato attraverso un’inaspettata (almeno per me) ma stupenda “danza” in stop-motion, pur essendo stata la prima volta per il caro Wes.Una bella scoperta oltre che un modo alternativo di riflettere su noi stessi.
Jim Jarmusch | 2025
3 Gennaio 2026
Father Mother Sister Brother

MYmoviesIn Father Mother Sister Brother, Jim Jarmusch ci regala tre storie come tante: tre famiglie diverse tra loro, immerse in situazioni che si potrebbero definire comuni, veri e propri “stereotipi realistici”.È proprio grazie alla facile condivisibilità di questi possibili scenari che ho percepito il film come un lungo abbraccio, oltre che come un modo per riflettere su ciò che potrebbe celarsi dietro una foto di famiglia apparentemente perfetta.Questo film vuole normalizzare determinate dinamiche quotidiane e far ammettere, in primis agli spettatori, che esistono situazioni simili alle loro anche al di fuori delle mura di casa, e sicuramente nemmeno così lontane.
C’è tutto ciò in cui ci si può ritrovare: silenzi, disagio, incomunicabilità, fragilità, senso di colpa, invidia, rancore, malinconia, bisogni e affetto.Tanto doloroso quanto confortante.Sebbene i dialoghi tra i protagonisti sembrino quasi non riuscire a stare in piedi — scelta giusta e volontaria da parte di Jarmusch ai fini della direzione narrativa del film — il messaggio è davvero forte: a volte le famiglie non stanno in piedi per vero amore, come nel caso dei due fratelli Skye (Indya Moore) e Billy (Luka Sabbat), ma per soldi, convenienza, antiche abitudini e senso del dovere.Fin qui potrebbe sembrare tutto quasi banale, ma ciò che ha reso queste storie ancora più particolari è la simbologia circolare che le unisce: i viaggi in auto con le lunghe conversazioni, i Rolex (finti o veri che siano), il colore rosso (simbolo di amore e passione), l’acqua (simbolo di purezza), le auto, un modo di dire, un gruppo di skaters che passa a rallentatore accanto ai protagonisti, ma soprattutto la fratellanza.
Un rapporto imprescindibile, che talvolta diventa un’ancora di salvezza per tutta la vita.
Chloé Zhao | 2025
23 Febbraio 2026
Hamnet

MYmoviesSpoiler AlertIl modo più poetico e più tragico di chiedere scusa: Amleto.
Non si conosce molto di William Shakespeare e nemmeno sono certe le poche cose che si pensa di sapere a riguardo. Tuttavia, qui non è necessario chiedersi se vi sia fedeltà storica, perché Hamnet - Nel nome del figlio non pretende di essere un’opera biografica. L’unico fondo di possibile verità su cui si sono appoggiate prima la scrittrice M.O’Farrell e poi la regista Chloé Zhao, è la morte del figlio del poeta; il resto è pura finzione.Quella di Zhao, in particolare, è la rappresentazione di una finzione disarmante, costituita dai vividi colori della natura e il mistero che avvolge l’intera vicenda: la foresta, anch’essa personaggio rilevante, e Agnes (Jessie Buckley), il tutto percorso da un filo rosso, il teatro. Esso è “figlio” di Will (Paul Mescal), padre assente che, quasi per sopravvivenza, necessita di uscire dall’ambiente chiuso, a tratti violento e letteralmente “quadrato” della propria casa natale (notate le porte della casa squadrate e la mentalità ottusa della famiglia) per far vivere la propria arte. La stessa arte che lo tiene contemporaneamente vicino e lontano dalla propria famiglia, soprattutto dai figli nel momento di bisogno.Il teatro, e quindi “Amleto”, diventa anche una fondamentale via di uscita dalla disperazione per la perdita di Hamnet (Jacobi Jupe/Noah Jupe): perdita che porta il poeta a chiedersi «Essere o non essere, questo è il dilemma» e a dedicargli un’opera magna non solo per riportarlo in vita, ma anche per potergli dire davvero addio, un addio autentico da palcoscenico, nelle vesti di un padre altrettanto defunto.
Robert Zemeckis | 2024
12 Novembre 2025
Here

WikipediaSolo una riflessione...
Anche se la CGI è a tratti disturbante (ammetto che non si può vedere la faccia storta di Tom Hanks sedicenne e l'apatia dei volti ringiovaniti del resto del cast), l’ho apprezzato moltissimo. Zemeckis ha un talento in questo genere, basti pensare al fatto che Here potrebbe benissimo essere Back to the future (1985) se fosse stato spezzato in tre film diversi, uno per epoca, e se non fosse stata usata la camera digitale.Il salto da un secolo all’altro è continuo ma non è fastidioso, anzi tiene maggiormente incollato lo spettatore allo schermo.La storia della nostra esistenza, cioè dell’umanità dagli albori, fissata da un’unica inquadratura immobile in qualche modo ci costringe ad assistere da vicino a qualcosa che prima o poi tutti ci troveremo ad affrontare: l’evoluzione.Interessante è averlo fatto principalmente attraverso la storia di una famiglia, gli Young, perché è il modo più semplice per fare immedesimare uno spettatore, per farlo emozionare sentendosi vicino a loro per un motivo o per l’altro, perché potrebbe essere la storia di qualunque altra famiglia.
Damien Chazelle | 2016
11 Febbraio 2024
La La Land

WikipediaSpoiler Alert[...] "Here's to the fools who dream..."Quattro anni fa il mio sogno più grande era fare l'attrice. Se ti dico che fu davvero un duro colpo per me vedere La La Land all'epoca, potrai immaginare il perché. Se non l'hai capito, ti aiuto io.Ci troviamo nella ridente e moderna Los Angeles, la famosa ed unica "city of stars". Certo, la città delle luci, del cinema e dello spettacolo, ma in questa storia a cercare di brillare sono due stelle: Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling).
In primis incontriamo Mia, una barista degli studios della Warner Bros che aspira a diventare attrice tentando a qualsiasi occasione le si presenti, e dopo circa 20 minuti dall'inizio conosciamo Sebastian, un ragazzo sognante e speranzoso di aprire un locale dove poter suonare musica jazz.L'intreccio del racconto non ci mostra un semplice musical moderno, ma anche una profonda storia d'amore. La passione che i due protagonisti sentono ardere nel loro cuore e la sete di raggiungere i loro sogni è unita sia alla gioia e alla speranza nel vedere l'altro brillare, con i propri sogni in mano, sia al dolore di assistere ai fallimenti e alle delusioni reciproche.Non tutti riescono ad accettare il finale di La La Land, perché l'idea che due persone possano essere realmente Mia e Sebastian fa male.
Non tutti si incontrano per restare per sempre, ma ancora, non tutti comprendono che questo non è ciò che dà valore ad un rapporto. L'importanza di una relazione si misura nel qui ed ora.
Ogni persona trovata sul nostro cammino ha un senso: se non ci prometterà amore eterno, quantomeno oggi ci lascerà un messaggio, una lezione che conserveremo gelosamente per tutto il resto della vita. Non è una perdita, ma un dono.
È dunque possibile amare qualcuno anche solo per poco ma stimarlo per sempre? sì, perché forse è ciò che, anche a distanza di anni, davanti ad un incontro casuale, anche senza nient'altro da dirsi, sarà quell'unico filo rosso che tiene insieme i ricordi indelebili e una scia di nostalgia, come una morsa al cuore.Quattro anni fa, avevo quel sogno nel cuore, ed è vero, vedere La La Land è stato un duro colpo, ma mi ha segnata per sempre.
La salita verso il cielo stellato è ricca di strani incontri che ti possono cambiare la vita, lavori poco soddisfacenti, invidie, incomprensioni e duri sacrifici.
Se hai un sogno, tieni sempre gli occhi aperti.[...] "A bit of madness is key
To give us new colors to see
Who knows where it will lead us?
And that's why they need us" [...]
Stefano Mordini | 2025
15 Marzo 2026
La Lezione

MYmoviesAngoscia. Ossessione. Verità. Le tre parole con cui mi sento di descrivere questa "lezione".Adattando l'omonimo romanzo di Marco Franzoso, Stefano Mordini (già noto per La scuola cattolica del 2021) ci presenta un thriller psicologico destabilizzante, ambientato nella ventosa e inquietante Trieste.L'avvocatessa Elisabetta (Matilda De Angelis) è chiamata a difendere nuovamente il professor Wagner (Stefano Accorsi), dopo che, la prima volta, era stato inaspettatamente assolto da un'accusa di violenza sessuale. Tuttavia, il rifiuto dell'incarico da parte della protagonista la porta a rivivere fantasmi del suo passato da cui è costantemente tormentata.
È qui che la linea tra realtà e ossessione si fa sempre più sottile.Durante tutto il film il signore seduto accanto a me parlava sopra i miei pensieri e si chiedeva costantemente: "Ma sarà vero?". Ecco che allora vediamo agire contorsioni mentali e manipolazioni non solo su Betta, anch'essa vittima delle violenze del suo ex fidanzato, ma persino su tutti noi. Con primissimi piani che diventano particolari sempre più soffocanti, è come se fossimo a tanto così dall'entrare nella mente dei protagonisti; allo stesso tempo, l'uso di panoramiche sulla città allarga il nostro sguardo, quasi per farci restare affannosamente in allerta: il male può insinuarsi dove meno ce lo si aspetta.Da un punto di vista tecnico, inoltre, quella che potrebbe essere interpretata come una "perdita di controllo del personaggio" da parte dell'attore S.Accorsi (mi riferisco a quei momenti in cui potrebbe scappare una risata allo spettatore), è in realtà parte integrante del sadismo e dell'animo ossessivo-compulsivo tipici di un manipolatore come Wagner.Infine, una mia richiesta: non avere subito il classico pregiudizio solo perché si tratta di un film italiano. Dagli una possibilità: ne ricaverai sicuramente qualcosa di buono!
Chris Columbus | 1993
8 Luglio 2025
Mrs. Doubtfire

WikipediaSpoiler AlertX: «Gentile Mrs Doubtfire, due mesi fa i miei genitori hanno deciso di divorziare. Mio fratello dice che non siamo più una vera famiglia. È vero? Ho perso la mia famiglia? C’è qualcosa che posso fare per far tornare insieme i miei?»Mrs Doubtfire: «Mia cara bambina, a volte i genitori quando sono arrabbiati vanno più d’accordo quando vivono separati. Non litigano tutte le volte e non solo diventano persone migliori, ma anche migliori mamme e papà per voi figli. A volte tornano insieme, ma se così non fosse non è colpa tua. Solo perché non si amano più non vuol dire che non ti vogliano bene. (…) Ma se c’è amore, mia cara, quello è un legame autentico, e tu avrai una famiglia nel cuore per sempre. Andrà tutto bene.»Ed è proprio dalla fine della pellicola, dalle parole di Mrs Doubtfire (aka Daniel Hillard aka Robin Williams), da cui vorrei far partire la mia riflessione.Sbagliamo, a mio parere, se pensiamo che il tema focale di questo film sia esclusivamente il divorzio, quello tra Daniel e Miranda Hillard (Sally Field), perché invece in gran parte credo che lo sia l’amore per i figli e il loro legame con i genitori.
L’obiettivo del protagonista, infatti, non è quello di annullare la separazione (quella è disposto ad accettarla soprattutto se a fin di bene), quanto piuttosto rimanere insieme ai suoi bambini, la sua ragione di vita.
Tuttavia sembrerebbe che la via legale, fatta di avvocati, processi e infinite questioni burocratiche, non faccia al caso di Daniel, il quale, con un tocco di pazzia e l’aiuto del fratello truccatore, decide di travestirsi da donna, creando il personaggio di Mrs Euphegenia Doubtfire, una signora di origini britanniche sulla sessantina, che si propone a Miranda come donna di casa e babysitter.Così Daniel trova nel doppiaggio, nonché nel suo talento, non solo il mezzo per ingannare tutti e riuscire a stare vicino ai suoi figli in altre vesti, ma anche un’opportunità, cioè quella di trovarsi un nuovo lavoro e una stabilità che prima non aveva. E’ infatti la sua maschera da donna, che lui porta con estrema sicurezza e convinzione a renderlo un uomo migliore, convincendo così anche sua moglie alla fine a rinunciare alla custodia esclusiva dei figli e permettere a Daniel di vederli tutti i giorni. Miranda ha capito quanto sia fondamentale per loro essere una famiglia, ascoltando i bisogni dei propri bambini e mettendo in secondo piano i suoi problemi con il marito.
Non sappiamo se i due decideranno di tornare insieme, ma il messaggio che il regista vuole comunicare è che nella migliore delle ipotesi, i drammi del divorzio e delle famiglie, qualunque esse siano, si superano con l’amore.Questa pellicola ha un posto speciale nel mio cuore, mi porta indietro nel tempo, alla mia infanzia e a ricordi felici; è il film che riguardo sempre quando ho bisogno di un abbraccio o semplicemente di ridere. A renderlo così iconico per me sono state senza dubbio la performance dell’idolo Robin Williams (una delle migliori della sua carriera) e, insieme a una lunga serie di battute e scene che non mi si scolleranno mai dalla memoria, la scelta delle canzoni che canticchio da quando sono alta un “soldo di cacio”, prime fra tutte Jump Around di House of Pain e Dude (Looks Like A Lady) di Aerosmith.
Bong Joon-Ho | 2019
19 Maggio 2025
Parasite

WikipediaPrimo film sudcoreano ad aggiudicarsi non solo la Palma d’oro alla 72ª edizione del Festival di Cannes, ma anche quattro Oscar, Parasite, è da considerarsi un’opera speciale, oltremodo ricca di significato.La vita dei Kim, una povera famiglia sudcoreana che abita in un umile e lurido appartamento seminterrato di pochi metri quadri, sembra aver subito una svolta positiva, quando alla loro porta bussa un cugino. Per loro i suoi doni non solo saranno insoliti, come una grossa roccia da collezione (suseok) dal valore inestimabile, ma anche inaspettati, come un’offerta di lavoro per il figlio Ki-woo, come aspirante maestro privato di inglese per la figlia di una famiglia di ricchi, i sudcoreani Park.
Proprio nel momento in cui i Kim si sarebbero potuti accontentare della situazione, inscenano loro stessi il proprio lento e funesto declino: con un’opera di raffinato metateatro si fingono tutt’altro che poveri, e con giochi di improvvisazione e furbizia, riescono ad ingannare i Park lavorando tutti sotto lo stesso tetto, fino a quando qualcos’altro di molto più grave e inquietante interrompe il loro piano apparentemente perfetto, proprio sul più bello.Joon-ho è stato in grado, attraverso la sua regia a dir poco maniacale, di costruire una suspence della durata di due ore, portando a termine un thriller drammatico ricco di plot-twist perfettamente collocati all’interno dell’intreccio, non dimenticando tuttavia, di concederci dei momenti di respiro prima del colpo di grazia finale.
Dubito che il regista abbia letto il romanzo verista de I Malavoglia (1881, Giovanni Verga), ma non ho fatto a meno di trovare dei rimandi simbolici.
E’ chiaro che l’intenzione era quella di rappresentare la situazione critica di una società asiatica che sembra essere divisa in due mondi di natura opposta, ma allo stesso tempo sento riecheggiare il proverbio di Padron ‘Ntoni “Contentati di quel che t’ha fatto tuo padre; se non altro non sarai un birbante”, ovvero “accontentati delle tue origini, quantomeno non ti metterai nei guai”. Certo, tipica verista questa visione negativa dell’esistenza e in particolar modo dei “vinti”, ma è giusto rassegnarsi a questo pensiero? E’ giusto che migliaia di famiglie, non solo in Corea del Sud, ma in tutto il mondo, debbano affrontare la tragicità della propria vita senza nessuna possibilità o speranza di riscatto?Dunque vedere Parasite è un ottimo modo non solo per continuare a riflettere sul tema della lotta di classe e su chi effettivamente siano “i parassiti” della società, ma anche per aspirare a soluzioni positive, proprio come lo sono il piano di Ki-woo negli ultimi minuti della pellicola e il suo perpetuo sorriso.
Nick Kocher e Brian Mcelhaney | 2026
27 maggio 2026
Pizza Movie

The New York Times
Jack (Gaten Matarazzo) e Montgomery (Sean Giambrone) sono la classica coppia di amici che incarna lo stereotipo dei “nerd sfigati”, costantemente presi di mira dai compagni di scuola più popolari.
Una sera, mentre aspettano una pizza a domicilio, decidono, per noia e per il bisogno di fare qualcosa fuori dalle regole, di provare una droga artigianale (M.I.N.T.S), trovata casualmente e nascosta nella loro camera da letto dieci anni prima del loro arrivo.Gli effetti collaterali dello stupefacente danno vita a un “trip demenziale”, fatto di sfide che rasentano l’assurdo. Si tratta di un viaggio allucinogeno strutturato in fasi, simile a un videogioco: dallo scambio di corpi e personalità fino all’esplosione del cranio nel caso in cui si utilizzino determinate parolacce. In tutto ciò, Jack e Montgomery non sono soli: condividono infatti questa esperienza psichedelica con Lizzy (Lulu Wilson), una ragazza vittima della stessa droga, mentre cercano di sfuggire agli “RAs” (Resident Advisers), un vero e proprio esercito di studenti con l’obiettivo di incastrare e punire i compagni più trasgressivi.In uno scenario surreale come questo, il recupero di una pizza si trasforma in una sorprendente avventura, diventando l’unica ancora di salvezza dei protagonisti.Pizza Movie si presenta come una semplice commedia, senza la pretesa di dover infondere messaggi profondi e, sebbene questo sia ciò che ci si aspetterebbe da un film di questo genere, si ha la sensazione che la trama non giunga a uno sviluppo reale e che non si comprenda appieno il fine di ciò a cui si sta assistendo.Tale confusione è data dallo stile in cui si presenta il film. In primo luogo, si ritrovano tratti della commedia dell’assurdo – in particolare per l’aspetto della perdita di valori e dell’insensatezza della vita, dove tutto viene ingigantito in modo tragicomico, attraverso dialoghi frammentati e ripetitivi, talvolta privi di logica, insieme all’uso di effetti visivi digitali esagerati - ma sembra esserci anche qualche rimando alla classica slapstick comedy di Chaplin, Keaton e Lloyd (tra gli altri), soprattutto all’inizio del film, quando vengono introdotti i due protagonisti: da un lato Montgomery coinvolto in un sistema di veloci “botte e risposte”, fatto di azioni impulsive e inquadrature con zoom esagerati; dall’altro Jack, intento a far ridere gli altri – fallendo miseramente ogni volta -, che corre a sua volta in scene di inseguimento, proprio come i celebri comici del passato.In secondo luogo, questo caos è senz’altro aggravato dall’estetica della pellicola. Nonostante la semplicità della recitazione, molto espressiva – quasi di stampo teatrale, come nei tipici spettacoli dei licei americani – a livello visivo si riscontra un evidente sovraccarico di elementi. Per intenderci, la sensazione è la stessa di quando si assiste ad una presentazione PowerPoint colma di transizioni che si susseguono, una diversa dall’altra, senza un significato preciso. Inoltre, anche l’uso dei colori non è da meno: a tratti ricorda Sex Education (2019), serie tv britannica di Netflix, con la differenza che quest’ultima mantiene uno stile vintage che in Pizza Movie non ritroviamo. Qui, infatti, la palette cromatica è decisamente più sgargiante e satura, utilizzata sia come colore materico sia come colore luce – soprattutto nelle sequenze virate – risultando comunque coerente con il tipo di avventura vissuta dai protagonisti.In tal senso, di questo disordine visivo e narrativo, i registi sono pienamente consapevoli e tentano di giocare su questo aspetto inserendosi addirittura in una sequenza del film che li vede discutere, anch’essi confusi, sul potenziale finale, quasi per mettersi nei panni dello spettatore, arrivato al punto di non essere più sicuro di ciò che ha appena visto. Dunque, se da un lato questa scelta stilista contribuisce a creare un’esperienza originale, dall’altro finisce per compromettere la chiarezza narrativa del totale.
Emerald Fennell | 2023
19 Gennaio 2024
Saltburn

WikipediaTutta la vicenda è un lungo flashback narrato (a tratti in voice over) dal protagonista, Oliver Quick (Barry Keoghan), un novello studente di Oxford nell'anno 2006.Sin dall'intro del film si capisce che, all'interno della storia, tra lui e un suo compagno di college, Felix Catton (Jacob Elordi), ci sarà un'intensa connessione, che si evolverà durante il corso del film.«Di lui non ero innamorato...gli volevo bene, era impossibile non volere bene a Felix...tutti gli volevano bene, tutti volevano stare con lui...io gli volevo bene, ma di lui ero innamorato»
Le prime parole pronunciate da Oliver all'inizio del film.
Capite che non è logico? Non è coerente?Se stai pensando che si parli di una storia d'amore alla Call me by your name (Luca Guadagnino, 2017), beh, ti sbagli.
È un film macabro, disturbante, inquietante e sicuramente poco adatto ai deboli di cuore.
Non mancano sangue, disturbi di personalità, morte e dipendenze di qualsiasi tipo (sesso, alcohol, droghe).E' ancora più intrigante se guardato con un occhio attento: ci sono dettagli che ritornano continuamente nel film con lo scopo di suggerire temi simbolici volti ad essere dei rimandi ai protagonisti stessi. Si può notare, ad esempio, che Saltburn è ricco di scene a specchio, e ciò fa sicuramente riferimento al tema del doppio. Oppure altra tematica in primo piano riguarda le dinamiche di potere tra la famiglia Catton e Oliver; in questo caso, è bene fare attenzione non solo agli atteggiamenti e alle posture dei personaggi, ma anche agli oggetti, come ad esempio il teatrino di marionette e il labirinto, citazione al masterpiece kubrickiano Shining (1980).Tra le altre cose, un merito va sicuramente al casting oltre che alla fotografia con un attenzione particolare all'uso del colore.Terminato un film del genere, non si può dire che ci si senta leggeri, assolutamente no.
Nonostante ciò, non è un thriller che verte all'horror, non è un film che mette paura, quanto piuttosto tanta inquietudine.
Neil Burger, Robert Schwentke | 2014-2016
25 Aprile 2025
The Divergent Series

MYmoviesGiunta alla fine di questa entusiasmante trilogia, mi sento di fare una riflessione.È meraviglioso e quasi un paradosso come in un fantasy sia possibile trovare temi attuali di livello politico-sociale. Personalmente credo sia ciò che contribuisca maggiormente a rendere The Divergent Series speciale.Mi riferisco in modo particolare alla dittatura che pur stando a tratti nascosta e implicita, impone il suo volere con violenza, come nel caso della divisione obbligata in classi sociali (prima abneganti, pacifici, candidi, intrepidi ed eruditi; poi tra puri e danneggiati), che non solo crea vincolanti etichette per la “sopravvivenza” di ogni cittadino, ma vede coloro che non vi appartengono o come degli esclusi, nonché reietti, o come diversi (appunto divergent), considerati quindi un’apparente minaccia.La trilogia è stata prodotta ormai 10 anni fa ed è l’ulteriore prova a conferma del fatto che i pericoli della società in cui viviamo persistono e sono sempre attuali. Dunque i film mantengono una spia accesa: è fondamentale sapersi informare ed essere sempre pronti a difendere i propri diritti, libertà e ancora l’uguaglianza di fronte alla legge.Non mi dilungo sulla trama, piuttosto ti invito ad approfondire guardando i film e leggendo gli omonimi libri di Veronica Roth.
Se ami stare col fiato sospeso per l’azione, i colpi di scena o i plot-twist tra personaggi e trama, The Divergent Series ti sta aspettando.P.S È vero che il primo film di una saga (mini saga in questo caso) è quasi sempre il migliore, ma qui ti assicuro che anche i due successivi sanno far tenere lo sguardo incollato allo schermo!
John Crowley | 2024
17 Febbraio 2025
We Live in Time

WikipediaUn'altalena di flashback e flash-forward che va all'impazzata e poi si ferma nel presente.We Live in Time è il titolo perfetto per una commedia d'amore che ruota intorno al viversi momento per momento, attimo per attimo senza pensare troppo al futuro.Il focus non è tanto sulla classica trama della coppia innamorata che viene messa in crisi da un tumore, quanto sul tema del tempo che si fa sentire in modo importante anche grazie al montaggio incalzante.
Lo notiamo anche dal comportamento e dal carattere degli stessi protagonisti, uno l'opposto dell'altro: l'agitato e frettoloso Tobias (Andrew Garfield) e la calma e paziente Almut (Florence Pugh). Ci si immaginerebbe che lei, visto il nefasto destino che l'aspetta, sia la più frenetica della coppia, ma è proprio il contrario e ciò è di nuovo una conferma della filosofia del film: seguire la propria strada, accettando e vivendo a pieno anche ogni ostacolo.Il film ci insegna quindi a vivere nel presente, cogliere l'attimo ma nonostante ciò ad essere anche lungimiranti.
